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Bologna e l'invenzione delle acque

Saperi, arti e produzioni tra '500 e '800

autori/curatori: Tozzi Fontana, Massimo

Bologna e l'invenzione delle acque : saperi, arti e produzione tra '500 e '800 / a cura di Massimo Tozzi Fontana. - Bologna : Compositori, [2001]. - 199 p. : ill. ; 28 cm. ((Pubblicato in occasione della mostra tenuta a Bologna nel 2001.


Collana Immagini e documenti - ISBN 8877942665

Il volume racchiude le riflessioni degli studiosi che hanno collaborato alla realizzazione dell'iniziativa dallo stesso titolo e accompagna la mostra aperta nelle due sedi bolognesi della Biblioteca Universitaria e della ex Chiesa di San Mattia.
Tra le molte pubblicazioni dedicate al tema delle acque e del loro uso in città , ci pareva che mancasse il punto di vista che è comune a tutti i contributi qui presentati. Si trattava infatti di riconoscere, attraverso le vicende dell'acqua, la singolarità del caso di Bologna e del modello che in questa città ha preso corpo, rispetto alle altre grandi città europee, tra sedicesimo e diciannovesimo secolo.
Qui infatti, in quel periodo, scienziati e accademici cominciarono ad elaborare teorie atte a comprendere e interpretare l'elemento liquido distribuito nel globo, non più contemplando puramente e semplicemente il problema della rappresentatività cartografica, ma rivolgendosi con decisione anche agli aspetti attinenti alla fisicità dell'acqua, alle sue dinamiche, come pure alla vita che nell'acqua si svolgeva. Contemporaneamente, nella stessa città, altri scienziati, anche rivestendo cariche pubbliche, prestavano il loro ingegno al tentativo di governare l'assetto idrico del territorio, per preservare le terre coltivate dalla violenza delle inondazioni e per garantire la navigabilità dei corsi d'acqua naturali e artificiali, nel quadro di una secolare contesa con Ferrara. Ancora in Bologna, tra Cinquecento e Ottocento, l'intelligenza creativa e le competenze tecniche di idraulici e maestranze i cui nomi non sono ricordati nelle fonti storiche contribuiva a creare e a perfezionare un microsistema artificiale che per secoli ha assicurato la prosperità dell'industria serica e di molte manifatture: mulini da seta, gualchiere, tintorie, macine da galla, da rizza, da grano, da olio, cartiere, pile da riso, da miglio ecc.. La particolarità del sistema consisteva nel fatto che, mentre perlopiù in altre città gli opifici venivano a distribuirsi lungo il corso dei canali, nel caso bolognese questo era vero solo per i territori fuori dalle mura; al loro interno l'acqua dei canali veniva infatti captata in modo talmente capillare da raggiungere ogni opificio dotato di ruota idraulica: le esigue pendenze naturali venivano sfruttate al massimo nel processo produttivo e l'acqua, una volta conferita l'energia motrice ai filatoi e agli opifici, veniva rimessa in circolo per confluire nel canale Navile, dove il traffico di imbarcazioni per il trasporto di persone e merci cessò definitivamente solo nel 1948.
Che una qualche forma di comunicazione ci sia stata oppure no tra gli scienziati che, oltre a occuparsi di argini e di bonifiche, studiavano il moto delle acque, la natura dei fiumi e dei mari -elaborando importanti leggi scientifiche- e gli anonimi tecnici che andavano costruendo tante minuscole ramificazioni dei canali in città per portare acqua agli opifici, realizzando chiaviche e chiavicotti, è oggetto di discussione tra gli storici. E' comunque certo che a Bologna si è verificato in età moderna un dispiegamento di intelligenze straordinario che ha permesso di utilizzare l'acqua al meglio per le diverse attività manufatturiere e industriali, per il trasporto di persone e merci, per i servizi igienici in città (lavatoi pubblici, stabilimenti per bagni), per fare fronte alle calamità che dall'acqua stessa potevano provenire, per il governo dell'irrigazione ortiva in città e dell'assetto idraulico delle campagne da coltivare.
Insomma l' acqua divenne a poco a poco un importante strumento di comunicazione a tutti i livelli: una certa "logica idrica" si trasmise nelle idee, come nei trasporti e nei commerci, nei rapporti economici fra città e territorio. I corsi d'acqua diventarono, in questo periodo, strumento di comunicazione: relazione fra modelli immateriali e processi del territorio, fra la cultura tecnico-scientifica ed i saperi pratici che plasmano la città e la campagna.
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