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IBC - Istituto per i beni artistici, culturali e naturali della Regione Emilia-Romagna

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Il filo della storia

Tessuti antichi in Emilia-Romagna

autori/curatori: Cuoghi Costantini, Marta; Silvestri, Iolanda

Il filo della storia : tessuti antichi in Emilia-Romagna / a cura di Marta Cuoghi Costantini, Iolanda Silvestri. - Bologna : CLUEB, [2005]. - 315 p. : ill. ; 28 cm. ((In testa al front.: Istituto per i beni artistici culturali e naturali della Regione Emilia-Romagna.


ISBN 8849125208

L'intento principale della pubblicazione è quello di richiamare l'interesse e l'attenzione sulle numerose e belle collezioni tessili che si conservano in Emilia-Romagna e dare conto del lungo lavoro svolto dall'IBC in questo particolare settore dell'artigianato artistico sia sul piano teorico dello studio e della ricerca metodologica, sia su quello operativo del censimento e della catalogazione, sia, infine, su quello pragmatico della conservazione e del restauro. Avvalendosi dei contributi di numerosi qualificati autori e di un ampio apparato iconografico, il volume delinea una mappa dei beni conservati all'interno di istituzioni museali pubbliche e private , dando conto non solo delle diverse tipologie tecniche e storiche ma anche della loro distribuzione territoriale entro i confini della regione.
La prima delle tre corpose sezioni in cui si articola il libro traccia un percorso storico dall'antichità all'Ottocento attraverso l'esame dei manufatti e delle testimonianze più rilevanti e significative. Per l'età antica rivestono particolare rilievo le attestazioni preistoriche del primi insediamenti terramaricoli di Castione dei Marchesi e di Montale, illustrate da Beatrice Orsini nel suo saggio sulle origini del tessuto, l' eccezionale documentazione di abiti, tessuti e strumenti villanoviani rinvenuta a Verrucchio , esaminata nei contributi di Patrizia von Eles, Carlotta Bendi, Annemarie Stauffer e Lise Raeder Knudsen, nonchè quella ritrovata in due necropoli della Mutina tardo romana e nei resti della nave romana di Comacchio oggetto delle note di Nicoletta Giordani.
A partire dai primi secoli del Medioevo lo scenario si fa via via più documentato e ricco per essere identificato in prevalenza dall'eccellenza dei suoi manufatti, ovvero quelli lavorati con il più nobile e prezioso dei filati, la seta. Alle sete medievali conservate nella nostra regione sono dedicati il contributo di Marta Cuoghi Costantini , di Riccardo Fargarezzi e Paolo Peri, di Donata Devoti e Giulia Meocci Documenti di ardua e specialistica lettura, esse provengono precipuamente da reliquiari, come nel caso dell'eccezionale telo bizantino di Nonantola, o da corredi tombali di santi, martiri e beati come nel caso dei teli di San Giuliano conservati a Ravenna, di San Procolo nell'omonima chiesa bolognese, o del Beato Giacomo Salomoni conservato nel Duomo di Forlì ma proveniente dalla locale chiesa di San Domenico.
Le testimonianze più accattivanti della storia del tessuto sono indubbiamente quelle prese in esame da Iolanda Silvestri riguardanti l'età moderna: il mondo elegante e artistocratico del Rinascimento, evocato dai preziosi velluti della Galleria Parmeggiani e dal rivestimento dello scrittoio da viaggio estense della Galleria Nazionale di Modena , l'iperbole barocca declamata dagli sfavillanti ricami dorati delle chiese bolognesi di San Pietro e di San Petronio, la riproposizione della classicità romana operata dell'Impero , discretamente ostentata dalle tappezzerie di Palazzo Milzetti a Faenza.
Completano questo itinerario storico che lega virtualmente tra loro generi tessili di epoche e ambiti geografici diversi e lontani , due contributi di Marta Cuoghi Costantini e Iolanda Silvestri su imprese di tessitura locale dedicati rispettivamente alla lavorazione dei veli bolognesi, ornamenti eterei della moda aristocratica dal Medioevo all'Ottocento, e alla produzione serica intrapresa nel corso del Settecento dalla manifattura reggiana Trivelli-Spalletti, impegnata nella produzione di sete operate a piccoli decori geometrici e floreali di gusto rococò, già di tipo seriale, destinate all'alta borghesia.
La seconda sezione del volume è dedicata al tema del collezionismo tessile nelle raccolte pubbliche. I saggi di Carla Bernardini, Francesca Piccinini, Elisabetta Farioli e Luciana Martini, indagano le dinamiche relative alla formazione delle raccolte più consistenti e significative della regione, conservate nei Musei Civici di Bologna, Modena , Reggio Emilia e nel Museo Nazionale di Ravenna. La tipologia prevalente dei materiali è quella dei frammenti ma non mancano indumenti, accessori e arredi civili e liturgici, fra i quali si segnalano manufatti di particolare pregio artistico o valore storico come lo straordinario abito da gentiluomo inglese della fine del Cinquecento conservato a ReggioEmilia, forse un costume di scena maschile del teatro elisabettiano, o il trecentesco piviale ricamato con scene della vita di Cristo esposto nel Museo Civico di Bologna ma proveniente dalla locale chiesa di San Domenico. Lorenzo Lorenzini affronta le problematiche connesse alla conservazione della cospicua messe di vesti e arredi sacri conservata nei numerosi musei ecclesiastici presenti nella nostra regione, fra cui spiccano per unicità e pregio il velo bizantino della Collegiata di Piacenza, le due pianete in pizzo d'oro del cardinale Rinaldo d'Este del Museo Arcivescovile di Reggio Emilia, oltre ai sontuosi ricami in oro e argento conservati nel Tesoro della Basilica di San San Pietro e nel Museo di San Petronio, dono di papi e alti prelati bolognesi. In testa a tutti si pone comunque un rinvenimento sensazionale compiuto recentemente nell'Abbazia di Nonantola: si tratta di due sete antichissime che rivestivano le reliquie di Santi o Abati benedettini , una decorata con aquile imperiali entro ruote, opera bizantina dell' VIII-IX secolo , l'altra più tarda ricamata in un laboratorio palermitano o nell'Egitto fatimita fra XI-XII secolo.
Portatori di profondi significati sacri e simbolici sono anche i tessili di provenienza ebraica cui è dedicato il saggio di Vincenza Maugeri. Conservati nelle diverse sinagoghe del nostro territorio sotto forma di rivestimenti (i meil e i mappah) dei rotoli da preghiera (la torah) e di tende di accesso ai sacri testi (i parokot), essi sono documentati nelle loro diverse forme storiche nel Museo multimediale della cultura ebraica di Bologna (il MEB) oltre che nei Musei di Ferrara e Soragna.
Il contributo di Ilaria Pulini riguarda le collezioni di tessuti precolombiani conservate a Modena , Reggio Emilia, Rimini e Faenza. Provenienti in gran parte da scavi effettuati nell'area sudamericana del Perù, esse sono costituite per lo più da frammenti ma non mancano oggetti ed indumenti che esercitano su di noi un fascino particolare in quanto testimoni di lontane civiltà scomparse.
In questa sezione trova infine posto il contributo di Marta Cuoghi Costantini dedicato al tema dell'arazzeria. Dopo aver sottolineato la fortuna goduta dalle tappezzerie tessute nell'ambito dell'arredamento aristocratico ed ecclesiastico per il lungo arco di tempo che va dal Medioevo all'Ottocento, il saggio delinea una mappa del nutrito patrimonio pervenuto sino a noi composto da importanti raccolte: primeggiano fra queste la serie tessuta a Ferrara a metà del Cinquecento per il Duomo, oggi riallestita nel Museo attiguo alla Chiesa di San Romano, quella settecentesca conservata nella Basilica Metropolitana di Bologna, proveniente dalla famosa arazzeria romana di San Michele, lo straordinario patrimonio del cardinale Giulio Alberoni conservato nell'omonimo Collegio di Piacenza, composto da serie secentesche oltre che da due veri e propri capolavori tessuti a Bruxelles agli inizi del Cinquecento.
La terza ed ultima sezione del volume, cui hanno collaborato diversi autori - Lidia Bortolotti, Giorgio Cervetti, Barbara Corradi, Francesca Ghiggini, Maura Grandi, Elisabetta Landi, Lorenzo Lorenzini, Vicenza Maugeri, Alessandra Mordacci, Beatrice Orsini e Antonella Salvi - contiene un vero e proprio repertorio delle raccolte tessili in Emilia-Romagna strutturato per aree geografiche provinciali da Piacenza a Rimini e all'interno di queste per ambiti comunali . Oltre ad evidenziare la titolarità dei beni, le schede descrivono le raccolte e i manufatti di maggior rilievo con attenzione ad ogni categoria di materiali afferenti al tessile, comprese le testimonianze minori come i cimeli risorgimentali e le divise militari, la documentazione teatrale di abiti di scena , la produzione tessile e la strumentazione tecnica afferente alla civiltà contadina.
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