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Un epistolario dell'Ottocento

Le lettere di Gaspare Finali a Giovanni Pascoli (1892-1912)

autori/curatori: Cencetti, Alice; Biondi, Marino

Un epistolario dell'Ottocento : le lettere di Gaspare Finali a Giovanni Pascoli : 1892-1912 / a cura di Alice Cencetti ; saggio introduttivo di Marino Biondi. - Bologna : Editrice compositori, [2008]. - 318 p. ; 24 cm.


Collana ERBA - n.65 ISBN 9788877946010

Quel signore è Gaspare Finali. A una prima recensione di Myricae in un giornale Romano, esso mi scrisse dicendomi che era stato amico del mio povero padre e anche un poco parente: a questo doppio titolo mi chiedeva il libretto che non trovava a Roma. Glielo ho mandato, poi mi ha scritto, gli ho riscritto; e così siamo in grande corrispondenza - amandolo io per le memorie che ha conservato di mio padre e per la fulgida onestà della sua vita. Le sue idee non sono certo le mie; ma io sono andato d'amore e d'accordo anche con i preti; anzi più con loro che con molti che professano, presso a poco, le mie idee. E forse mi verrà a trovare.
(Pascoli, Lettera a Tullo Golfarelli del 7 giugno 1892)

L'amicizia di Pascoli per me in atto pratico non parve sempre uguale; ma quando pareva più deficiente, egli si querelava che gli fosse venuta meno la mia.
(Finali, Memorie, 1902-1912)

La cronaca di una disuguale amicizia ottocentesca: è questo che ci offrono le lettere di Gaspare Finali a Giovanni Pascoli qui raccolte a cura di Alice Cencetti e pubblicate nella Collana "ERBA" della Soprintendenza per i beni librari e documentari dell'IBC Regione Emilia-Romagna. E la voce unica di Finali, cui non fa da contrappunto quella pascoliana a causa di un incendio che ne ha distrutto le lettere, risuona dei vuoti, delle lacune, dei silenzi che spesso il poeta contrappose all'uomo politico malato di letteratura.
Gaspare Finali, nato a Cesena nel 1829 in agiata famiglia, ebbe formazione e indole umanista e una vita tutta spesa nella carriera politica, all'unisono con le tappe di sessanta anni di intensa storia d'Italia. Fu nella Roma di Pio IX, assistette alla caduta nel 1848 della Repubblica di Romagna, esule a Torino si "convertì" alla causa monarchica, fu chiamato nel 1859 da Marco Minghetti a far parte del Governo delle Romagne e, dopo i plebisciti per l'annessione al Regno di Sardegna, fu eletto, nel 1860, deputato per Cesena in Parlamento. Alto funzionario dell'amministrazione finanziaria, Consigliere e poi Presidente della Corte dei Conti, più volte Ministro, Senatore, come vice presidente del Senato accompagnò il 29 luglio 1900 la salma di Umberto I da Monza, luogo dell'assassinio, al Pantheon e ne stese l'atto di morte, gesto che concluse e coronò il suo impegno di vecchio e ardente patriota. Morì nel 1914 a Marradi, dove si era ritirato a vita privata.
Gli ultimi anni della vita di Finali furono contraddistinti, ravvivati, ma anche - come sottolinea la curatrice - in qualche modo travagliati dall'amicizia con Giovanni Pascoli, che non oltrepassò mai la soglia del formale "lei" e fu attraversata da momenti di delusione, sconforto e impotenza. I filoni tematici dello scambio epistolare, nato come racconta il poeta a seguito della richiesta di una copia di Myricae, sono al contrario molto concreti e quotidiani, quali l'interessamento e gli interventi da parte del Finali per la carriera accademica di Pascoli o l'accoglimento di richieste di raccomandazioni lavorative per i parenti e gli amici del poeta. Questi argomenti tuttavia non tolgono ma anzi aggiungono valore documentario e informativo all'epistolario, che diventa davvero uno spaccato vivo dell'Ottocento italiano tra il 1892 e il 1912: Finali si fa "braccio operativo" di un uomo geniale e maldestro e coltiva il sogno, mai esaudito, di essere accolto anche nella sfera intellettuale di un amico che avrà sempre invece ben presenti le loro differenze.
L'illuminante saggio introduttivo di Marino Biondi e il lavoro di analisi e di scavo della curatrice negli archivi di Casa Pascoli, Casa Carducci e Fondo Finali della Malatestiana, inesauribili forzieri di sempre nuovi tesori documentari, conferiscono alle lettere qui pubblicate il contesto e ne illuminano il senso di storie e Storia dell'Italia a cavallo tra due secoli.


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